perimmagine 2010
 
 

TINA TOIO E MATTEO
Numero speciale di Perimmagine: scoperte in Slovenia lettere inedite di Tina.


Stiamo inviando, in tutte le regioni italiane e in diversi spazi esteri, un numero speciale del periodico d'informazione culturale Perimmagine. In esso viene presentato un saggio con illustrazioni e la trascrizione delle lettere inedite di Tina Modotti e Vittorio Vidali all'amico Ivan Regent, ritrovate nell'Archivio di Stato della Repubblica di Slovenia. Lo studio del prezioso materiale è stato affidato al critico d'arte e poeta Miklavž Komelj, da poco divulgato sul n. 87/88 di Likovne Resede, rivista pubblicata dall' Associazioni degli Artisti di Slovenia ed ora, in esclusiva per l'Italia, sul periodico del Comitato Tina Modotti di Udine.
Quando nel 1930 Tina Modotti e Vittorio Vidali tornarono in Europa dal Messico, Tina rimase per sei mesi a Berlino e quindi raggiunse Vittorio a Mosca. Nella capitale sovietica assunsero compiti di militanza e solidarietà nel Soccorso internazionale, si incontrarono con la famiglia di Ivan Regent (1884-1967), originario di Contovello, amico di Vidali fin dai primi anni triestini. Il fascismo spinse i due amici verso l'emigrazione politica: Toio (diminutivo triestino) verso le Americhe e Matteo (nome clandestino) verso Lubiana, Parigi e Mosca dove, appunto, si formò un profondo sodalizio amicale.
Dal saggio, che lo scrittore Miklavž ricava dalle lettere e da altre documentazioni, risaltano avvenimenti storici, ma anche le vicende personali, le ansie, le nostalgie per gli amici lontani, la rabbia per i popoli oppressi, le fatiche politiche ed esistenziali, non ultime le difficoltà di vita che tanti militanti ed esuli, compresi i nostri protagonisti, dovettero patire negli anni in cui si espandeva il potere stalinista.
Tina e Toio si assentavano frequentemente per difficili incarichi in vari paesi d'Europa fino a quando lasciarono Mosca senza la prospettiva di un rientro a breve termine e presso la famiglia Regent rimasero opere, attrezzatura fotografica e documenti. Dal 1936 al 1939 parteciparono alla guerra civile spagnola e le prime lettere ritrovate risalgono proprio agli inizi di quel fatto storico: spedite da Parigi o dalla Spagna risentono del clima esaltante: Tina è “contenta e soddisfatta di poter essere un ingranaggio di quel meraviglioso motore che è il popolo spagnolo”, Toio vive “in un realtà magnifica, piena di eventi, carica di elettricità. In questo bel paese, in giorni si concentra la vita di secoli, la locomotiva corre con una celerità mai conosciuta, è un intero popolo che va in aeroplano”.
Ma sappiamo che la conclusione della guerra fu invece tragica e con la Spagna nel cuore tornarono in Messico. Lavorarono nelle organizzazioni dei profughi, nelle opere soccorso, nell'Alleanza internazionale Giuseppe Garibaldi, nel giornalismo politico. Dopo una cena di amici in casa dell'architetto Hannes Meyer, nella notte tra il 5 e 6 gennaio 1942 il debole cuore di Tina Modotti si fermò mentre si trovava sola, dentro un taxi che la stava riportando a casa. Da un borgo di Udine a cittadina del mondo, una odissea snza ritorno a casa, “bella di fama e di sventura”, uccisa dalle tragedie del Novecento.
Lo storico Miklavž prosegue il racconto sulla seconda parte delle lettere inedite, che Toio scrisse a Matteo dal Messico a Trieste e, finalmente tornato in patria, dall'Italia a Lubiana dove l'amico si era 'rifugiato'. Ricostruisce i loro percorsi di vita e di attività politica: sono immersi in una grande quantità di fatti storici profondi, di incontri difficili, di problemi tattici, di dissidi politici. Basti citare un solo avvenimento: la rottura fra Stalin e Tito, che produce un terremoto politico internazionale e la sospensione dei rapporti fra Matteo e Toio. Ma si ritroveranno.
Ivan Regent continua la militanza nella Lega dei Comunisti della Jugoslavia, mentre Vittorio Vidali diventa consigliere d'opposizione al comune di Trieste, poi deputato e senatore della Repubblica.
Nell'ultimo capitolo del saggio denominato “Il congedo dalla fotografia come atto simbolico”, sono concentrate acute e poetiche argomentazioni su “il caso Tina Modotti” nel campo dell'arte.
Con la scoperta e lo studio di queste “nuove” lettere Miklavž Komelj mette in evidenza non solo il clima sociale ed esistenziale in cui erano immersi Tina Toio e Matteo, ma ricostruisce cruciali eventi storico-politici in cui furono presenti e protagonisti.

  Tina Modotti a Mosca nel 1932
Tina Modotti a Mosca nel 1932
 
 
 
 

È stato spedito in tutte le regioni italiane e in alcuni spazi esteri l’ultimo numero di Perimmagine. Si tratta di una iniziativa fuori dal coro della cultura ufficiale, che si propone con continuità da oltre quindici anni.
Ritmato da numerose immagini di ampio formato, e di tipo nuovo rispetto agli inutili realismi ed estetismi che dominano da troppo tempo la stampa quotidiana e periodica, ma anche l’editoria, Perimmagine presenta in questo numero anche diverse novità tematiche.
In forma di reportage denominato I fondamentalisti pietroburghesi, Alberto Garlini ci descrive il suo recente viaggio a San Pietroburgo e gli incontri con i nuovi esponenti della letteratura russa. La narrazione scorre fra citazioni, impressioni e dialoghi con gli scrittori che, da diversi anni, costruiscono la rinascita di una cultura russa, nuova e legata a profonde tradizioni. “Tra ironia e impero, provocazioni e divertimento, tra le mille sfaccettature di questa città così letteraria e stratificata, dove ogni angolo, ogni via, ogni facciata di palazzo, sono la forma visibile di una pagina di romanzo o di una parola, i fondamentalisti pietroburghesi sembrano più vivi che mai per raccogliere la lussureggiante eredità del passato e sconcertare la modernità con il loro senso dello humour e la forza dei paradossi.”
Come in una classica, tragica rappresentazione, Giulia Calligaro coinvolge il lettore con Limine. L’ultimo grido d’amore del dio dell’uomo. Cosa succede se il mondo, dio, o la natura su cui viviamo decide, per lo stremo, di concludere la sua storia d'amore con l'uomo, di dire "basta, io mi fermo"? Se dopo averlo cercato, tentato in tutti i modi di amarlo, di seguirlo, assecondarlo anche andando contro di sé in tutte le pazze strade che sono state prese nei secoli, nei millenni, non ce la fa proprio più? Non è solo la fine di un amore, è la fine delle cose. L'antinatura che, vincendo, perde per sempre.
Giorgio Bonomi, critico d’arte e direttore della rivista “Titolo”, interviene con una lettera ,”Cara Giulia”, in dialogo con i pensieri esistenziali, generazionali e politici, che Giulia Calligaro, in una sorta di ‘Lettera ai padri’, aveva proposto nello scorso numero di Perimmagine sotto il titolo: “Non condannateci alla giovinezza eterna”. Bonomi risponde per se ed anche per la generazione dei padri: Al di là della condivisione o meno, la mia generazione ha avuto i Gramsci, i Croce, i Bobbio, gli Argan, come modelli, voi avete il P2 Cicchitto, il "comunista" Adornato, il lottacontinua Liguori, l'antigramsciano Mughini, per non parlare di quei parlamentari passati dai tribunali penali...Certo i valori non si inventano e se quelli vecchi non vanno più non possiamo che aspettare, anche senza essere reazionari o conservatori, cioè senza ritornare a vecchie pratiche o ad osservare quelle scadute; tuttavia almeno il valore della vita, con tutto quello che questo comporta, va salvaguardato, e dico "della vita" cominciando da quella biologica, fatta di infanzia, adolescenza, gioventù, maturità, vecchiaia e morte. Tra tutti i nostri peccati, il più grave è quello di avervi tolto la voglia di lottare, di unirvi...

Con Abecedario scolastico Pietro Rosa raccoglie una serie di riflessioni in libertà riguardanti uno dei temi più "caldi", insieme alla sanità, su cui si possono ancora fare battaglie significative per la salvaguardia dello stato sociale, contro una certa politica vetero reaganiana, o tacheriana che dir si voglia, finalizzata alla costruzione di una società dalle caste economiche impermeabili, divisa tra i cittadini "per bene" con istruzione e ospedali privati, destinati a mantenere in eterno le leve del potere e cittadini di serie B, con scuole e sanità pubblici, o forse anche senza...
Sono riflessioni che scaturiscono dall'interno, cioè da uno che lavorando nella scuola ha subito e sofferto negli ultimi anni gli esasperanti e vacui tentativi di riforma a mezzo tagli che i politici sciorinano al pubblico e cercano di far sciroppare agli addetti ai lavori con incredibile faccia tosta.
Lo stesso autore propone anche Peccato originale, un testo poetico che s'incammina annusando profumi e qualche sentore d'infinito negli indefiniti pelaghi dei sentimenti d'amore, che ci hanno fatto trascorrere giorni strani desiderando luoghi imprecisi, scanditi dal battito puro del sentimento.
Il trentesimo anno, di Daniela De Prato, è il bilancio esistenziale di una trentenne. Una donna - ma è la somma di molte donne - ripercorre mentalmente gli ultimi anni della propria esistenza, nell’Italia dagli anni Novanta ad oggi: una serie di fotografie che testimoniano il percorso a ostacoli e le intime contraddizioni di un individuo che si interroga sulla possibilità di costruire la propria identità - declinata al femminile - e di vivere appieno la propria “adultescenza”. La sensazione, che lascia in bocca un sapore amaro, è quella di girare in tondo. La parte finale del periodico contiene le “Pagine di combattimento” composte su condivisioni e rabbie che Riccardo Toffoletti presenta con propri pensieri e con citazioni ricavate da recenti letture. Le tematiche riguardano il clero nella società contemporanea, i principi laici dello Stato di diritto, l’etica senza dio, la democrazia che non c’è. Si incontrano pertanto le appropriate considerazioni di Piergiorgio Odifreddi, Maurizio Ferraris, Eugenio Lecaldano, Paul Ginsborg...
Un sereno e profondo ritratto di Marcel Duchamp, ricavato dall’Autobiografia di Man Ray, chiude questo speciale numero del periodico.
La redazione informa che, dopo 16 anni ininterrotti, Perimmagine sospenderà la pubblicazione, a causa di altri impegni culturali e per la urgente necessità di fermarsi a riflettere sulla costante caduta di valori che si riflette sulla cultura e sulla politica della contemporaneità.

  perimmagine, inverno 2006/2007
perimmagine, inverno 2006/2007
perimmagine inverno 2006/2007
Gaetano Bodanza, Mamma mamma,
vetroresina dipinta, 1966.
 
 
 
 

Dedicato a Emilio Vedova

Viene distribuito in questi giorni in tutte le regioni italiane il numero d’autunno del periodico Perimmagine, dedicato all’arte di Emilio Vedova, uno dei più prestigiosi e rivoluzionari pittori del Novecento.
Il “grande vecchio”, attivo e proiettato nel terzo millennio, ha concesso la pubblicazione di 20 immagini che sono state inserite con metodo grafico e tipografico di tipo nuovo. Il lettore vedente può quindi constatare come i particolari delle opere contengano il dinamismo e le qualità creative dell’autore, ossia dimostrino la stessa vitalità ed espressività dei lavori interamente considerati. Le eloquenti immagini delle astrazioni vedoviane percorrono la rivista ed entrano fortemente in dialogo con i racconti, le parole poetiche, le pagine critiche, le posizioni etiche ed eretiche dei vari testi.
Gli scritti per questo numero autunnale sono opera di Alberto Garlini che, dopo trent’anni, ripensa e descrive ilclima, le circostanze, il luogo dove trovò la morte Pier Paolo Pasolini; di Luca Missero che descrive visioni e sogni di un naufragio esistenziale; di Giulia Calligaro che riflette sulla propria generazione, condannata dai padri alla ‘giovinezza eterna’; di Pietro Rosa che denuncia le carenze della politica e della scuola per costruire il pensiero democratico e riporta lo struggente racconto di una ragazza che ha percorso un viaggio nelle viscere diaboliche della guerra balcanica; di Riccardo Toffoletti che, tramite riflessioni citazioni e pensieri, propone diverse ‘pagine di combattimento’ a favore della cultura laica, contro le irrazionalità della vita della morte della guerra, verso nuovi percorsi che escludano i danni patiti dall’umanità, perché irretita dai simboli, dall’ipocrisia religiosa e dai media al servizio dei potenti.
Perimmagine si chiude con cinque pregnanti poesie di Silvio Cumpeta ricavate dal suo Breviario iracheno.

  perimmagine, autunno 2006
perimmagine, autunno 2006
 
 
 
 

“L’inverno di perimmagine”
È stato inviato in tutte le regioni italiane il numero dell’inverno 2005/2006 del periodico d’informazione culturale Perimmagine che porta in copertina un disegno-ritratto di Altan, realizzato in ricordo dello scrittore friulano Giovanni Ragagnin a due anni dalla scomparsa. Sullo stesso tema scrivono le proprie riflessioni Riccardo Toffoletti ed Elio Bartolini che anticipa l’introduzione ad un racconto inedito trovato tra le carte di Ragagnin e in via di pubblicazione presso l’editore Pietro Manni di Lecce.
Alberto Garlini offre una riflessione, a più di dieci anni dalla morte, sullo scrittore Pier Vittorio Tondelli che rappresenta ancora un oggetto di discussione accesa fra i suoi tanti estimatori. Cantore del disimpegno anni 80? Mistico religioso? Cosmopolita? Provinciale? Scrittore minore o fondamentale? Molte domande girano intorno a questa figura intellettuale che ha marcato un intero periodo della letteratura nazionale prima della morte precoce, a soli 36 anni, nel 1991.
Il testo e le fotografie di Paolo Parmeggiani propongono, sotto il titolo Collezionisti di sguardi, una analisi della foto turistica attraverso la lente della sociologia. L’estetica di questo genere di immagini è costretta da canoni molto limitati e convenzionali, nel difficile tentativo di fondere gli stereotipi dell’immaginario collettivo sui luoghi turistici con la “unicità” e l’eccezionalità che vorremmo connotasse la vacanza. La foto turistica rappresenta il trofeo del cacciatore di vedute. Con essa il turista marca il territorio, come un predatore stabilisce i confini in una geografia immaginaria.
Donatella Davanzo presenta utili e nuove riflessioni sul paesaggio tradizionale del Sud-Ovest nordamericano. Attraverso un’accurata ricerca sul campo, antropologica e fotografica, iniziata nel 1997 presso i territori nativi dell’Arizona e del New Mexico, la sua indagine si è rivolta al senso di “luogo”. Abitare un paesaggio genera un rapporto dialettico con le comunità e le numerose forme di organizzazione spaziale che ne derivano, costituiscono “segni” culturali che “lo sguardo da lontano” dell’antropologo può leggere e interpretare. Dal legame tra uomo e ambiente emerge così uno spazio vissuto, espressione delle pratiche umane che vi partecipano e che, in quanto tale, va considerato con nuova consapevolezza e rinnovata attenzione.
Annibel Cunoldi, che vive e lavora dal 1990 a Berlino, ha osservato e documentato con particolare attenzione il palazzo della Repubblica di Berlino e il suo contesto socio-politico che viene descritto nel testo. In tale palazzo storico è stata presentata una mostra internazionale sul tema “La Morte” che è al tempo stesso l’ultima azione artistica e pubblica all’interno dell’edificio prima della sua peraltro discussa demolizione.
L’intervento di Pietro Rosa, con apposite illustrazioni di Carlo Vidoni, presenta una scelta antologica della commedia EHI! di Paolo Lutman, poeta e scrittore, recentemente e drammaticamente scomparso. Paolo descrive le delusioni subite nel periodo in cui lavorava nell’ufficio “risorse umane” dello stabilimento friulano di una importante multinazionale, dove patisce pesanti umiliazioni per la sua larghezza di vedute e le sue convinzioni sinceramente democratiche.
Tutti gli articoli sono ritmati da immagini inedite e appositamente create sui testi. In ultima di copertina viene proposta una sorprendente fotografia realizzata negli anni trenta da Tita Marzuttini del quale, ad oltre sessanta anni dalla morte, è stato raccolto il Fondo fotografico: l’Amministrazione comunale di Gonars ne ha promosso la pubblicazione.
Perimmagine viene distribuito solo per via postale a coloro che sono interessati alle sue problematiche e scelte espressive. Per richiederlo e informazioni: 9 via Mazzini 33100 Udine 0432.509823 / perimmagine@comitatotinamodotti.it).

  perimmagine, inverno 2005/2006
perimmagine, inverno 2005/2006perimmagine, interno
perimmagine, interno
 
 
 
 

Comunicato Stampa
È partita la spedizione del periodico PERIMMAGINE; il numero dell'estate 2005 presenta in copertina l'immagine dell'Upupa (ilare uccello calunniato dai poeti): con atteggiamento ironico sembra irridere la spocchia dei potenti che ci sgovernano.
Con profonda e delusa ironia Lucio Bernardis continua a scavare nei vizi e nella pochezza del potere politico e della vita d'oggi; tanto disincantato da ironizzare anche verso se stesso: " Ormai per abitudine, continuo a produrre triti aforismi da cui traspaiono stanchezza e disillusione: è chiaro che non credo più in niente, tanto meno in quello che scrivo." Le sue metafore sono corredate da singolari immagini con i volti di ministri e uomini politici governativi.
Paolo Permeggiani scrive su Glocalizzazione: è un neologismo che indicando un fenomeno complesso (l'ibridazione tra globalizzazione e localizzazione), sottolinea come questi due fenomeni. apparentemente contradditori, siano in realtà compresenti. La fotografia, registrando le nuove contaminazioni che si fanno largo, per esempio, nel settore della cultura gastronomica e della ristorazione, riesce a restituirci quella distanza necessaria per osservare questi segni che ci svelano come i confini della nostra società si stiano spostando e le tradizioni locali diventino globali.
In quest'epoca triste, in cui i sogni capaci di trasformare il mondo sono stati relegati nelle soffitte del pensiero umano, Pietro Rosa compie un esercizio piacevole riflettendo liberamente sul significato di termini come "utopia", parole di cui abbiamo smarrito il potenziale semantico e sentimentale, che un tempo suscitava progetti realmente alternativi.
Durante un viaggio di studi a Madrid, la studiosa palermitana Laura Branciforte ha incontrato Flor Cernuda, eroica combattente durante la guerra civile di Spagna e l'ultima, vivente, amica e compagna di Tina Modotti. Branciforte ci trasmette l'umanità di quella donna coraggiosa, in un appassionato resoconto che si conclude con la poesia "Pace".
Daniele Della Vedova offre informazioni e dettagli critici sul Centro d'Arte Contemporanea di Villa Manin, mentre Riccardo Toffoletti affronta lo stesso argomento ragionando sul significato dell'iniziativa nella politica culturale della nostra regione.
Gran parte degli articoli sono corredati da immagini appositamente costruite e liberamente create. L'ultima di copertina presenta l'elenco dei criteri culturali su cui si regge la fertile "anomalia" di Perimmagine che, per scelta culturale non viene distribuito in librerie o edicole, tranne in alcuni spazi della città di Udine dove ha sede la redazione (in via Mazzini 9, telefono 0432.509823); viene invece spedito per via postale: il mailig ,che copre tutte le regioni italiane e alcuni spazi esteri, rappresenta un canale di cultura pluralista e, nello stesso tempo, alternativa

  perimmagine, estate  2005
perimmagine, estate 2005
 
 
 
 

Vita delle cose
Per un solo numero il periodico Perimmagine, pur mantenendo la griglia grafica e tutte le altre caratteristiche, ha cambiato testata ed è composto da 64 pagine con 60 immagini, il tutto dedicato a un grande conoscitore di uomini e cose.
Un maestro della cultura materiale e scrittore, dal nome di Ettore Guatelli (1921-2000) ha costruito in decenni di vita un'ampia raccolta di forza evocativa e di originalità, sicuramente la più originale, sulla vita e la storia della civiltà contadina. Alla sua scomparsa è stata costituita la Fondazione Museo Guatelli che si trova nel Podere Bella Foglia di Ozzano Taro in provincia di Parma.
Il Maestro aveva trasformato il suo casolare in una originale rassegna del lavoro e dei valori del mondo contadino. Lui stesso era un personaggio singolare nel modo di porsi, nelle amicizie con contadini e poeti (poeta lui stesso), nell'acuta conoscenza di uomini e cose.
Nel 1999, Guatelli era stato invitato in Friuli, regione che già conosceva e di cui amava terra e gente, dove riuscì a stupire con i suoi discorsi gli studenti del Laboratorio delle Tradizioni culturali all'Università di Udine, poi al Museo della Vita Contadina Cjase Cocel di Fagagna, al Circolo culturale Menocchio di Montereale Valcellina. Si formò un lungo e tenace filo di umana intesa fra Ozzano Taro e diverse realtà del Friuli, una sorta di gemellaggio che nemmeno la morte è riuscita a spezzare.
Il grande regista tedesco Werner Herzog, che tempo addietro fece visita al museo e al suo ideatore, scrisse questa considerazione: La bellezza degli aspetti della vita quotidiana che noi abbiamo ignorato ed il loro valore che noi non abbiamo riconosciuto, ce li ha mostrati un semplice (tenace) uomo di campagna nelle vicinanze di Parma. Il suo nome è Ettore Guatelli. L'Italia ha in quest'uomo un tesoro vivente...
Per rendergli giusto omaggio amici ed estimatori, antropologi e studiosi, hanno realizzato una pubblicazione e una mostra fotografica denominate "Vita delle cose". I testi sono stati scritti da: Riccardo Toffoletti, ideatore del progetto e autore delle fotografie, Pietro Clemente, docente di Antropologia culturale all'Università di Firenze, Gian Paolo Gri, docente di Antropologia culturale all'Università di Udine, Aldo Colonnello del Circolo culturale Menocchio, Elia Tomai, presidente del Museo della Vita Contadina di Fagagna. La pubblicazione è stata presentata il 18 dicembre nella sala consiliare del Comune di Fagagna, mentre l'esposizione fotografica è allestita nel vicino Museo Cjase Cocel e resterà aperta fino al 30 gennaio 2005 con questi orari: sabato, domenica e festivi, escluso Natale e fine anno, dalle 14.30 alle 18.30.
L'iniziativa verrà presentata in altre località del Friuli per approdare quindi nella città di Parma e concludersi ad Ozzano Taro entro la Fondazione Museo Ettore Guatelli.

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La bellezza degli aspetti della vita quotidiana che noi abbiamo ignorato ed il loro valore che noi non abbiamo riconosciuto, ce li ha mostrati un semplice (tenace) uomo di campagna, nelle vicinanze di Parma. Il suo nome è Ettore Guatelli.L'Italia ha in quest'uomo un tesoro vivente...
Werner Herzog


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Nella sala delle scarpe, Museo Ettore Guatelli, Ozzano Taro, Parma

 

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