LE DEDICHE DI PERIMMAGINE

Il numero dell'inverno 2007/08 del periodico d'informazione culturale Perimmagine è nato dall'esigenza di presentare alcune realtà pregnanti dell'arte e della poesia contemporanea, registrate dentro e fuori la nostra regione. Anzitutto si cita la seconda edizione di "Palinsesti", dedicata alla scultura, allestita nei restaurati spazi del Castello di San Vito al Tagliamento, curata con rigore da Alessandro Del Puppo e Gianni Sirch e resa possibile dalla sensibilità culturale dell'Amministrazione comunale.
Una attenzione speciale è riservata agli spazi d'arte della Plurima, che ha raggiunto il 35esimo anno di iniziative nella città di Udine. Quasi tutte le appropriate fotografie, che ritmano la rivista, sono ricavate da opere di autori che hanno esposto nella galleria di Valentino e Anna Turchetto; immagini che si riferiscono a tanti artisti, "storici" o recenti, ma tutti di prestigio: Rodolfo Aricò, Dino Basaldella Enrico Castellani,Carlo Ciussi, Bruno Di Bello, Piero Dorazio, Alberto Garutti, Michael Goldberg, Paolo Patelli, Carlo Patrone, Pino Pinelli, Claude Viallat, Riccardo De Marchi, Alessandra Lazzaris, Ketty Tagliatti.
L'attenzione per la parola poetica contemporanea, caratteristica del periodico, si dimostra con le poesie di due autori di lingua slovena (traduzione di Jolka Milic): Kajetan Kovi, poeta romanziere e scrittore per l'infanzia, nativo di Maribor; Josip Osti, poeta narratore saggista, originario di Sarajevo.
I testi, contenuti in questo numero speciale di Perimmagine, sono tutti problematici e affrontano tematiche diversificate.
Pietro Rosa si presenta con tre interventi. Con la poesia iniziale, Penso la scrittura, intende personificare l'attività dello scrivere per giocare con le sue molteplici forme: da esercitazione marziale a fanciulla da corteggiare per cercare, invano, di definirne la pluralità dei volti con cui essa si manifesta. Segue un articolo sulla scuola, con cui esterna una piccola riflessione sul valore della diversità nell'economia dei gruppi, in particolare sulle ripercussioni dell'immigrazione nel contesto scolastico. Pertanto introduce una raccolta di conversazioni in classe durante le quali gli alunni di origine straniera descrivono il loro paese d'origine.
Infine Pietro Rosa, lungo i sentieri dei borghi abbandonati nella Val Tramontina, ripercorre con il cuore e con la fantasia un episodio di lotta d'amore e di sangue di cui questi luoghi sono stati teatro durante le lotte della Resistenza.
Daniela De Campo interviene con il racconto Nottetempo, che è l'altra faccia della notte. Nottetempo può essere amico, ma, se si spezza l'alleanza, sa ingaggiare una battaglia muta e feroce contro chi lo sfida, armato solo della sua insonnia. Una smagliatura nella trama del tempo, intessuta sull'ordito di un'esistenza sfilacciata; un vuoto di parole e azioni che fa l'eco in stanze solitarie; una condensa di pensieri che impregna gli abiti e toglie l'aria. Gli occhi si spalancano nello sforzo di prender fiato. Quando questo accade, Nottetempo si deve scrivere con la maiuscola: guadagna una dimensione e una personalità. Qualche volta un ghigno crudele.
Pare l'essenza della solitudine, ma quando, con le prime luci, l'avversario si ritira, consegnandoti al sonno, per un istante ti è concessa la consapevolezza di quanti, come te, ogni notte combattono la loro battaglia. Nottetempo è dedicato a loro.
Riccardo Toffoletti, con Pagine di combattimento, entra in alcune problematiche della politica contemporanea: il calo della democrazia e l'anomala figura di Silvio Berlusconi nella realtà italiana; "la questione romana", ossia il pressante e quasi quotidiano intervento delle gerarchie cattoliche nella sfera politica di competenza dello Stato italiano. Su questo problema viene proposto alla riflessione dei lettori un meditato e rigoroso testo, I cattolici e le leggi, dello storico Claudio Pavone.
Toffoletti dedica infine una pagina all'artista friulano Luciano Fabro improvvisamente scomparso lo scorso anno mentre stava preparando una esposizione antologica. Era da decenni considerato uno dei protagonisti dell'arte povera, di prestigio internazionale: aveva esposto le sue opere alla Tate Gallery di Londra, a Documenta di Kassel, alla Biennale di San Paolo del Brasile, al Castello di Rivoli, alle Biennali di Venezia,... Aveva pubblicato da Einaudi acute riflessioni sull'arte contemporanea. Anche questo artista era uno dei grandi figli della nostra terra, il cui valore le istituzioni friulane non seppero e non vollero riconoscere: nei Musei civici del Friuli non esiste un'opera di Fabro.
La figlia Silvia e il critico Rudi Fuchs hanno raccolto le sue indicazioni preparatorie e allestito la grande mostra postuma al Museo d'Arte Contemporanea Donna Regina di Napoli, conclusa con ampio successo il 7 gennaio scorso.
Perimmagine con quest'ultimo numero ha raggiunto il XX anno di presenze e attenzioni presso migliaia di lettori dislocati in tutte le regioni italiane e in alcuni spazi esteri. Ora la redazione informa che verranno sospese le pubblicazioni per circa un anno, allo scopo di discutere e condurre una analisi rigorosa sulla situazione culturale e politica del nostro Paese, ma anche per individuare giuste forme di sostegno, adatte a rilanciare una nuova stagione del periodico.

  perimmagine, inverno 2007/2008
perimmagine, inverno 2007/2008
 
 
 
 

È stato spedito in tutte le regioni italiane e in alcuni spazi esteri l’ultimo numero di Perimmagine. Si tratta di una iniziativa fuori dal coro della cultura ufficiale, che si propone con continuità da oltre quindici anni.
Ritmato da numerose immagini di ampio formato, e di tipo nuovo rispetto agli inutili realismi ed estetismi che dominano da troppo tempo la stampa quotidiana e periodica, ma anche l’editoria, Perimmagine presenta in questo numero anche diverse novità tematiche.
In forma di reportage denominato I fondamentalisti pietroburghesi, Alberto Garlini ci descrive il suo recente viaggio a San Pietroburgo e gli incontri con i nuovi esponenti della letteratura russa. La narrazione scorre fra citazioni, impressioni e dialoghi con gli scrittori che, da diversi anni, costruiscono la rinascita di una cultura russa, nuova e legata a profonde tradizioni. “Tra ironia e impero, provocazioni e divertimento, tra le mille sfaccettature di questa città così letteraria e stratificata, dove ogni angolo, ogni via, ogni facciata di palazzo, sono la forma visibile di una pagina di romanzo o di una parola, i fondamentalisti pietroburghesi sembrano più vivi che mai per raccogliere la lussureggiante eredità del passato e sconcertare la modernità con il loro senso dello humour e la forza dei paradossi.”
Come in una classica, tragica rappresentazione, Giulia Calligaro coinvolge il lettore con Limine. L’ultimo grido d’amore del dio dell’uomo. Cosa succede se il mondo, dio, o la natura su cui viviamo decide, per lo stremo, di concludere la sua storia d'amore con l'uomo, di dire "basta, io mi fermo"? Se dopo averlo cercato, tentato in tutti i modi di amarlo, di seguirlo, assecondarlo anche andando contro di sé in tutte le pazze strade che sono state prese nei secoli, nei millenni, non ce la fa proprio più? Non è solo la fine di un amore, è la fine delle cose. L'antinatura che, vincendo, perde per sempre.
Giorgio Bonomi, critico d’arte e direttore della rivista “Titolo”, interviene con una lettera ,”Cara Giulia”, in dialogo con i pensieri esistenziali, generazionali e politici, che Giulia Calligaro, in una sorta di ‘Lettera ai padri’, aveva proposto nello scorso numero di Perimmagine sotto il titolo: “Non condannateci alla giovinezza eterna”. Bonomi risponde per se ed anche per la generazione dei padri: Al di là della condivisione o meno, la mia generazione ha avuto i Gramsci, i Croce, i Bobbio, gli Argan, come modelli, voi avete il P2 Cicchitto, il "comunista" Adornato, il lottacontinua Liguori, l'antigramsciano Mughini, per non parlare di quei parlamentari passati dai tribunali penali...Certo i valori non si inventano e se quelli vecchi non vanno più non possiamo che aspettare, anche senza essere reazionari o conservatori, cioè senza ritornare a vecchie pratiche o ad osservare quelle scadute; tuttavia almeno il valore della vita, con tutto quello che questo comporta, va salvaguardato, e dico "della vita" cominciando da quella biologica, fatta di infanzia, adolescenza, gioventù, maturità, vecchiaia e morte. Tra tutti i nostri peccati, il più grave è quello di avervi tolto la voglia di lottare, di unirvi...

Con Abecedario scolastico Pietro Rosa raccoglie una serie di riflessioni in libertà riguardanti uno dei temi più "caldi", insieme alla sanità, su cui si possono ancora fare battaglie significative per la salvaguardia dello stato sociale, contro una certa politica vetero reaganiana, o tacheriana che dir si voglia, finalizzata alla costruzione di una società dalle caste economiche impermeabili, divisa tra i cittadini "per bene" con istruzione e ospedali privati, destinati a mantenere in eterno le leve del potere e cittadini di serie B, con scuole e sanità pubblici, o forse anche senza...
Sono riflessioni che scaturiscono dall'interno, cioè da uno che lavorando nella scuola ha subito e sofferto negli ultimi anni gli esasperanti e vacui tentativi di riforma a mezzo tagli che i politici sciorinano al pubblico e cercano di far sciroppare agli addetti ai lavori con incredibile faccia tosta.
Lo stesso autore propone anche Peccato originale, un testo poetico che s'incammina annusando profumi e qualche sentore d'infinito negli indefiniti pelaghi dei sentimenti d'amore, che ci hanno fatto trascorrere giorni strani desiderando luoghi imprecisi, scanditi dal battito puro del sentimento.
Il trentesimo anno, di Daniela De Prato, è il bilancio esistenziale di una trentenne. Una donna - ma è la somma di molte donne - ripercorre mentalmente gli ultimi anni della propria esistenza, nell’Italia dagli anni Novanta ad oggi: una serie di fotografie che testimoniano il percorso a ostacoli e le intime contraddizioni di un individuo che si interroga sulla possibilità di costruire la propria identità - declinata al femminile - e di vivere appieno la propria “adultescenza”. La sensazione, che lascia in bocca un sapore amaro, è quella di girare in tondo. La parte finale del periodico contiene le “Pagine di combattimento” composte su condivisioni e rabbie che Riccardo Toffoletti presenta con propri pensieri e con citazioni ricavate da recenti letture. Le tematiche riguardano il clero nella società contemporanea, i principi laici dello Stato di diritto, l’etica senza dio, la democrazia che non c’è. Si incontrano pertanto le appropriate considerazioni di Piergiorgio Odifreddi, Maurizio Ferraris, Eugenio Lecaldano, Paul Ginsborg...
Un sereno e profondo ritratto di Marcel Duchamp, ricavato dall’Autobiografia di Man Ray, chiude questo speciale numero del periodico.
La redazione informa che, dopo 16 anni ininterrotti, Perimmagine sospenderà la pubblicazione, a causa di altri impegni culturali e per la urgente necessità di fermarsi a riflettere sulla costante caduta di valori che si riflette sulla cultura e sulla politica della contemporaneità.

  perimmagine, inverno 2006/2007
perimmagine, inverno 2006/2007
perimmagine inverno 2006/2007
Gaetano Bodanza, Mamma mamma,
vetroresina dipinta, 1966.
 
 
 
 

Dedicato a Emilio Vedova

Viene distribuito in questi giorni in tutte le regioni italiane il numero d’autunno del periodico Perimmagine, dedicato all’arte di Emilio Vedova, uno dei più prestigiosi e rivoluzionari pittori del Novecento.
Il “grande vecchio”, attivo e proiettato nel terzo millennio, ha concesso la pubblicazione di 20 immagini che sono state inserite con metodo grafico e tipografico di tipo nuovo. Il lettore vedente può quindi constatare come i particolari delle opere contengano il dinamismo e le qualità creative dell’autore, ossia dimostrino la stessa vitalità ed espressività dei lavori interamente considerati. Le eloquenti immagini delle astrazioni vedoviane percorrono la rivista ed entrano fortemente in dialogo con i racconti, le parole poetiche, le pagine critiche, le posizioni etiche ed eretiche dei vari testi.
Gli scritti per questo numero autunnale sono opera di Alberto Garlini che, dopo trent’anni, ripensa e descrive ilclima, le circostanze, il luogo dove trovò la morte Pier Paolo Pasolini; di Luca Missero che descrive visioni e sogni di un naufragio esistenziale; di Giulia Calligaro che riflette sulla propria generazione, condannata dai padri alla ‘giovinezza eterna’; di Pietro Rosa che denuncia le carenze della politica e della scuola per costruire il pensiero democratico e riporta lo struggente racconto di una ragazza che ha percorso un viaggio nelle viscere diaboliche della guerra balcanica; di Riccardo Toffoletti che, tramite riflessioni citazioni e pensieri, propone diverse ‘pagine di combattimento’ a favore della cultura laica, contro le irrazionalità della vita della morte della guerra, verso nuovi percorsi che escludano i danni patiti dall’umanità, perché irretita dai simboli, dall’ipocrisia religiosa e dai media al servizio dei potenti.
Perimmagine si chiude con cinque pregnanti poesie di Silvio Cumpeta ricavate dal suo Breviario iracheno.

  perimmagine, autunno 2006
perimmagine, autunno 2006
 
 
 
 

“L’inverno di perimmagine”
È stato inviato in tutte le regioni italiane il numero dell’inverno 2005/2006 del periodico d’informazione culturale Perimmagine che porta in copertina un disegno-ritratto di Altan, realizzato in ricordo dello scrittore friulano Giovanni Ragagnin a due anni dalla scomparsa. Sullo stesso tema scrivono le proprie riflessioni Riccardo Toffoletti ed Elio Bartolini che anticipa l’introduzione ad un racconto inedito trovato tra le carte di Ragagnin e in via di pubblicazione presso l’editore Pietro Manni di Lecce.
Alberto Garlini offre una riflessione, a più di dieci anni dalla morte, sullo scrittore Pier Vittorio Tondelli che rappresenta ancora un oggetto di discussione accesa fra i suoi tanti estimatori. Cantore del disimpegno anni 80? Mistico religioso? Cosmopolita? Provinciale? Scrittore minore o fondamentale? Molte domande girano intorno a questa figura intellettuale che ha marcato un intero periodo della letteratura nazionale prima della morte precoce, a soli 36 anni, nel 1991.
Il testo e le fotografie di Paolo Parmeggiani propongono, sotto il titolo Collezionisti di sguardi, una analisi della foto turistica attraverso la lente della sociologia. L’estetica di questo genere di immagini è costretta da canoni molto limitati e convenzionali, nel difficile tentativo di fondere gli stereotipi dell’immaginario collettivo sui luoghi turistici con la “unicità” e l’eccezionalità che vorremmo connotasse la vacanza. La foto turistica rappresenta il trofeo del cacciatore di vedute. Con essa il turista marca il territorio, come un predatore stabilisce i confini in una geografia immaginaria.
Donatella Davanzo presenta utili e nuove riflessioni sul paesaggio tradizionale del Sud-Ovest nordamericano. Attraverso un’accurata ricerca sul campo, antropologica e fotografica, iniziata nel 1997 presso i territori nativi dell’Arizona e del New Mexico, la sua indagine si è rivolta al senso di “luogo”. Abitare un paesaggio genera un rapporto dialettico con le comunità e le numerose forme di organizzazione spaziale che ne derivano, costituiscono “segni” culturali che “lo sguardo da lontano” dell’antropologo può leggere e interpretare. Dal legame tra uomo e ambiente emerge così uno spazio vissuto, espressione delle pratiche umane che vi partecipano e che, in quanto tale, va considerato con nuova consapevolezza e rinnovata attenzione.
Annibel Cunoldi, che vive e lavora dal 1990 a Berlino, ha osservato e documentato con particolare attenzione il palazzo della Repubblica di Berlino e il suo contesto socio-politico che viene descritto nel testo. In tale palazzo storico è stata presentata una mostra internazionale sul tema “La Morte” che è al tempo stesso l’ultima azione artistica e pubblica all’interno dell’edificio prima della sua peraltro discussa demolizione.
L’intervento di Pietro Rosa, con apposite illustrazioni di Carlo Vidoni, presenta una scelta antologica della commedia EHI! di Paolo Lutman, poeta e scrittore, recentemente e drammaticamente scomparso. Paolo descrive le delusioni subite nel periodo in cui lavorava nell’ufficio “risorse umane” dello stabilimento friulano di una importante multinazionale, dove patisce pesanti umiliazioni per la sua larghezza di vedute e le sue convinzioni sinceramente democratiche.
Tutti gli articoli sono ritmati da immagini inedite e appositamente create sui testi. In ultima di copertina viene proposta una sorprendente fotografia realizzata negli anni trenta da Tita Marzuttini del quale, ad oltre sessanta anni dalla morte, è stato raccolto il Fondo fotografico: l’Amministrazione comunale di Gonars ne ha promosso la pubblicazione.
Perimmagine viene distribuito solo per via postale a coloro che sono interessati alle sue problematiche e scelte espressive. Per richiederlo e informazioni: 9 via Mazzini 33100 Udine 0432.509823 / perimmagine@comitatotinamodotti.it).

  perimmagine, inverno 2005/2006
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Comunicato Stampa
È partita la spedizione del periodico PERIMMAGINE; il numero dell'estate 2005 presenta in copertina l'immagine dell'Upupa (ilare uccello calunniato dai poeti): con atteggiamento ironico sembra irridere la spocchia dei potenti che ci sgovernano.
Con profonda e delusa ironia Lucio Bernardis continua a scavare nei vizi e nella pochezza del potere politico e della vita d'oggi; tanto disincantato da ironizzare anche verso se stesso: " Ormai per abitudine, continuo a produrre triti aforismi da cui traspaiono stanchezza e disillusione: è chiaro che non credo più in niente, tanto meno in quello che scrivo." Le sue metafore sono corredate da singolari immagini con i volti di ministri e uomini politici governativi.
Paolo Permeggiani scrive su Glocalizzazione: è un neologismo che indicando un fenomeno complesso (l'ibridazione tra globalizzazione e localizzazione), sottolinea come questi due fenomeni. apparentemente contradditori, siano in realtà compresenti. La fotografia, registrando le nuove contaminazioni che si fanno largo, per esempio, nel settore della cultura gastronomica e della ristorazione, riesce a restituirci quella distanza necessaria per osservare questi segni che ci svelano come i confini della nostra società si stiano spostando e le tradizioni locali diventino globali.
In quest'epoca triste, in cui i sogni capaci di trasformare il mondo sono stati relegati nelle soffitte del pensiero umano, Pietro Rosa compie un esercizio piacevole riflettendo liberamente sul significato di termini come "utopia", parole di cui abbiamo smarrito il potenziale semantico e sentimentale, che un tempo suscitava progetti realmente alternativi.
Durante un viaggio di studi a Madrid, la studiosa palermitana Laura Branciforte ha incontrato Flor Cernuda, eroica combattente durante la guerra civile di Spagna e l'ultima, vivente, amica e compagna di Tina Modotti. Branciforte ci trasmette l'umanità di quella donna coraggiosa, in un appassionato resoconto che si conclude con la poesia "Pace".
Daniele Della Vedova offre informazioni e dettagli critici sul Centro d'Arte Contemporanea di Villa Manin, mentre Riccardo Toffoletti affronta lo stesso argomento ragionando sul significato dell'iniziativa nella politica culturale della nostra regione.
Gran parte degli articoli sono corredati da immagini appositamente costruite e liberamente create. L'ultima di copertina presenta l'elenco dei criteri culturali su cui si regge la fertile "anomalia" di Perimmagine che, per scelta culturale non viene distribuito in librerie o edicole, tranne in alcuni spazi della città di Udine dove ha sede la redazione (in via Mazzini 9, telefono 0432.509823); viene invece spedito per via postale: il mailig ,che copre tutte le regioni italiane e alcuni spazi esteri, rappresenta un canale di cultura pluralista e, nello stesso tempo, alternativa

  perimmagine, estate  2005
perimmagine, estate 2005
 
 
 
 

Vita delle cose
Per un solo numero il periodico Perimmagine, pur mantenendo la griglia grafica e tutte le altre caratteristiche, ha cambiato testata ed è composto da 64 pagine con 60 immagini, il tutto dedicato a un grande conoscitore di uomini e cose.
Un maestro della cultura materiale e scrittore, dal nome di Ettore Guatelli (1921-2000) ha costruito in decenni di vita un'ampia raccolta di forza evocativa e di originalità, sicuramente la più originale, sulla vita e la storia della civiltà contadina. Alla sua scomparsa è stata costituita la Fondazione Museo Guatelli che si trova nel Podere Bella Foglia di Ozzano Taro in provincia di Parma.
Il Maestro aveva trasformato il suo casolare in una originale rassegna del lavoro e dei valori del mondo contadino. Lui stesso era un personaggio singolare nel modo di porsi, nelle amicizie con contadini e poeti (poeta lui stesso), nell'acuta conoscenza di uomini e cose.
Nel 1999, Guatelli era stato invitato in Friuli, regione che già conosceva e di cui amava terra e gente, dove riuscì a stupire con i suoi discorsi gli studenti del Laboratorio delle Tradizioni culturali all'Università di Udine, poi al Museo della Vita Contadina Cjase Cocel di Fagagna, al Circolo culturale Menocchio di Montereale Valcellina. Si formò un lungo e tenace filo di umana intesa fra Ozzano Taro e diverse realtà del Friuli, una sorta di gemellaggio che nemmeno la morte è riuscita a spezzare.
Il grande regista tedesco Werner Herzog, che tempo addietro fece visita al museo e al suo ideatore, scrisse questa considerazione: La bellezza degli aspetti della vita quotidiana che noi abbiamo ignorato ed il loro valore che noi non abbiamo riconosciuto, ce li ha mostrati un semplice (tenace) uomo di campagna nelle vicinanze di Parma. Il suo nome è Ettore Guatelli. L'Italia ha in quest'uomo un tesoro vivente...
Per rendergli giusto omaggio amici ed estimatori, antropologi e studiosi, hanno realizzato una pubblicazione e una mostra fotografica denominate "Vita delle cose". I testi sono stati scritti da: Riccardo Toffoletti, ideatore del progetto e autore delle fotografie, Pietro Clemente, docente di Antropologia culturale all'Università di Firenze, Gian Paolo Gri, docente di Antropologia culturale all'Università di Udine, Aldo Colonnello del Circolo culturale Menocchio, Elia Tomai, presidente del Museo della Vita Contadina di Fagagna. La pubblicazione è stata presentata il 18 dicembre nella sala consiliare del Comune di Fagagna, mentre l'esposizione fotografica è allestita nel vicino Museo Cjase Cocel e resterà aperta fino al 30 gennaio 2005 con questi orari: sabato, domenica e festivi, escluso Natale e fine anno, dalle 14.30 alle 18.30.
L'iniziativa verrà presentata in altre località del Friuli per approdare quindi nella città di Parma e concludersi ad Ozzano Taro entro la Fondazione Museo Ettore Guatelli.

  perimmagine
La bellezza degli aspetti della vita quotidiana che noi abbiamo ignorato ed il loro valore che noi non abbiamo riconosciuto, ce li ha mostrati un semplice (tenace) uomo di campagna, nelle vicinanze di Parma. Il suo nome è Ettore Guatelli.L'Italia ha in quest'uomo un tesoro vivente...
Werner Herzog


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Nella sala delle scarpe, Museo Ettore Guatelli, Ozzano Taro, Parma
 
 

Un leggero filo percorre gli interventi e le appropriate immagini che lo compongono il numeri d'autunno di Perimmagine; si tratta di una tematica su ostacoli, recinti e limiti che i mala tempora oppongono alla vita, alla visione del reale, alla cultura, alla libertà, alla fantasia.
Spaesamenti si intitola la descrizione e ricognizione fotografica, condotta a quattro mani da Paolo Comuzzi e Alvaro Petricigh, che ha come soggetto luoghi abitualmente disertati dalla nostra attenzione, aree disabitate, spazi indefinibili in cui senso e funzione appaiono sospesi o resi irriconoscibili da sovrapposizioni e abbandoni. Aree che non invitano alla sosta ma rappresentano comunque parte del nostro paesaggio quotidiano. Oltre al movente documentario, gli autori pongono un interrogativo suggerito proprio dalla indefinibilità di questi spazi: quanto è difficile sostare in un “luogo” – fisico o mentale – che per sua natura chiede soltanto di essere attraversato?
Francesca Tessaro e Stefano Moratto, con un testo immaginifico e duale, indagano il tema del confine rispetto al proprio darsi e sfumarsi. Linee nette di separazione divengono così luoghi meticci, zone dove ogni separazione è impossibile perché le due parti divise si coniugano mantenendosi e divenendo altro da sé. Oppure il confine si fa discrimine netto, deciso ma comunque capace di darsi come fine condiviso, riferimento, specchio. O, altrove, qualcosa di ultimo, invalicabile, che rinvia ad un'origine e ad un viaggio circolare. Lo scrittore Alberto Garlini, così dice del proprio intervento denominato Migrazioni: “in questo periodo sto scrivendo un romanzo, non so ancora il titolo, so che mi piace. Le prosette che pubblico su Perimmagine sono tratte da questo romanzo: pieno di cose, di personaggi, di luoghi e di storie. Perché penso che le migrazioni degli uccelli siano una chiave attraverso la quale ci si può addentrare nel mistero, vulnerabile e assassino, del volto umano”.
Segue un racconto surreale che ci proietta in un improbabile futuro in cui troviamo l'umanità regredita, per cause ignote ma sicuramente dovute a qualche sconvolgimento planetario, a uno stato di barbarie e di arretratezza in cui anche la cultura e le cognizioni scientifiche, impoverite e sfilacciate, hanno difficoltà di sopravvivenza. Nel racconto, che l'autore inconnu infarcisce deliberatamente di suggestioni e reminiscenze letterarie, un fiume simboleggia il confine tra due mondi inconciliabili anche se il vero confine è nella mente dell'Uomo e negli idola che si è costruito.
Ispirato da un pensiero di Eraclito, Luca Missero trae le proprie riflessioni.
Armonizzare le differenze, riconoscerle compatibili fra loro; comprendere che il mondo circostante non può essere scandito da criteri d'appartenenza troppo spesso imposti e artificiosi. Per riappropriarsi di questo sentimento, si può partire per l'esilio errante, un viaggio nell'esistente che é individuale e collettivo.
Andrea Bruciati, accostando la definizione di arte di Umberto Eco alla sdefinizione di Harlod Rosemberg, e sulla base degli sviluppi dell'arte contemporanea, perviene alla inattuabilità di una definizione.
Il periodico si conclude con la cronaca di un fallimento culturale. Riccardo Toffoletti mette in evidenza opportunismi politici e piccoli poteri temporali che operano nella città di Udine, da cui le inadempienze, le ambiguità, il provincialismo che stanno alla base del rifiuto, da parte dell'Amministrazione comunale e della Curia arcivescovile di Udine, di riconoscere i valori di arte vita e libertà contenuti nella figura e nell'opera di Tina Modotti.

  perimmagine, autunno  2004
perimmagine, autunno 2004
 
 

Come tutti ormai sanno, perimmagine è un periodico che non appare in libreria o nelle edicole, ma viene inviato anche gratuitamente (in Italia e all'estero) a tutti coloro che sono interessati alle problematiche che affronta eai suoi intenti espressivi.
Il numero dell'estate 2004 si apre in copertina con i versi di un poeta persiano del 1200, inseriti nello squarcio nero di un cielo minaccioso ( allusione visiva alle tragedie e alle guerre in medioriente). Si tratta della parola poetica di Omar Khayyam, malinconica, talvolta struggente ma anche rasserenante, che venne riscoperta a distanza di oltre settecento anni dalla scomparsa per entrare di diritto nel patrimonio dell'umanità. Scelte da Riccardo Toffoletti, vengono proposte dieci celebri quartine per indicare i valori d'arte e vita di un sapiente “islamico e laico”, il cui pensiero contiene elementi di attualità.
Nelle ultime pagine del periodico, con la presentazione di Roberto Dapit, ritorna la poesia, ma quella contemporanea e uscita dalla penna di Silvana Paletti, che vive a Resia e che utilizza in gran parte la lingua locale, strumento di elevata efficacia espressiva. I suoi componimenti vengono proposti in resiano, in friulano, nonché tradotti in lingua slovena.
Con il racconto breve Morto Marghera, Luca Missero considera e giudica la situazione umana, ecologica e giudiziaria di quella tragica storia, di quell' industria assassina; persegue tale fine aiutato dallo sguardo osservatore di un fanciullo che inizialmente si orienta verso i tramonti lagunari, anche se innaturali e sinistri. Ma il percorso narrativo avanza e descrive i genitori che, nel mentre il figlio lentamente cresce, spiegano e informano con “parole sue, coinvolgendolo dolcemente nel suo futuro”.
A completare la parte letteraria della rivista, Stefano Moratto propone un fascinoso racconto in forma di dialogo fra due agane, mitiche ninfe che abitavano il fiume Tagliamento, loro regno ed ultimo rifugio. Si parlano e si scontrano, dibattono sul da farsi di fronte all'irreversibile degrado. Sembra di assistere all'incontro fra due "spiriti sopravvissuti” (quasi la metafora di una condizione umana): uno ancora abbarbicato agli abissi, alle vitali trasparenze del fiume, alla natura portatrice di amore e di sane paure; l'altro, ormai deluso dalle disattenzioni degli uomini, rifiuta persino il riparo delle montagne e dei boschi, perché “il nostro tempo qui è finito, qui nulla può avere voce...”.
Numerose pagine sono dedicate a pregnanti aspetti politici, a cominciare dal giudizio sulla politica vaticana, frequente e indebita ingerenza negli affari interni dello Stato italiano e professata attraverso le esternazioni del cardinale Camillo Ruini.
Le metafore e il sarcasmo di Lucio Bernardis sono altrettanti strali contro il basso costume politico italiano e, in particolare, contro alcuni personaggi che ne sono i rappresentanti. Alle sue insidiose battute si accosta una analisi di Giulia Calligaro sul degrado e la crisi delle istituzioni teatrali italiane, una sorta di “Paese in marca da bollo”. Questi articoli sono supportati da fotomontaggi che ironicamente, come in altrettante commedie di Aristofane, mostrano i volti di alcuni uomini politici: da Berlusconi alla Moratti, da Bondi a D'Alema, al ministro Urbani,...
Nell'analisi su Le multinazionali dei sogni Paolo Parmeggiani evidenzia le nefaste influenze dei reality show che da tempo accupano diversi canali televisivi e funzionano da calmiere - come d'altronde le soap opere e le telenovelas - in quei paesi che stanno attraversando una crisi economica, sociale e politica...perché “fanno sognare gli spettatori , che possono evadere in un mondo in cui tutto è molto semplice”.
Alvaro Petricig ci presenta, con metodo piano e informativo, l'opera fotografica di Tin Piernu che, dopo la seconda guerra mondiale, ha osservato con “uno sguardo pulito” le genti delle Valli del Natisone. Del suo cospicuo archivio fotografico accumulatosi nel corso degli anni, in buona parte purtroppo andato perduto, si sono conservati oltre un migliaio di negativi su lastra di vetro e su pellicola, a testimoniare la sua appassionata attività.
Nell'ultima di copertina, Perimmagine presenta ai propri lettori le caratteristiche e gli intendimenti su cui da oltre quindici anni regge la propria autonomia culturale.

  perimmagine, estate  2004
perimmagine, estate 2004

Pagina 23 di perimmagine
Pagina 23 di perimmagine Estate 2004
 
 

Perimmagine è un periodico d'informazione culturale che viene inviato esclusivamente per via postale a coloro che sono interessati alle problematiche che affronta. L'indirizzario, che copre tutte le regioni italiane, da oltre un decennio è diventato un canale di cultura pluralista e alternativa (non è contraddizione).
In questi giorni viene diffuso il numero dell'Estate 2003, in gran parte concentrato sui temi della guerra e dei drammi sociali in rapporto a pace, vita e arte. Fin dalla copertina e dalle prime pagine affronta il problema de Il male nella storia e nella politica contemporanea, che viene individuato nel "lato oscuro dell'America". Fa da contrappunto visivo a questo tema, sviluppato da Riccardo Toffoletti, una serie di tremende immagini (quasi tutte cartoline postali, provenienti da una collezione privata) che descrivono impiccagioni e linciaggi condotti in modo crudele e illegale nella società americana: "...molte persone non crederanno, o non vorranno credere che così efferate atrocità sono avvenute in America in tempi non lontani".
Paolo Parmeggiani affronta il tema della fotografia di guerra che, da documento, spesso si trasforma, grazie a un certo fotogiornalismo e all'uso propagandistico, in una rappresentazione simbolica e retorica del conflitto tra bene e male. La ricerca estetica e la separazione dal contesto storico la rendono un mezzo particolarmente adatto a coinvolgere emotivamente lo spettatore e ad orientarlo ideologicamente, garantendo contemporaneamente di essere solo lo specchio della realtà.
Lucio Bernardis si ostina ad inseguire i propri fantasmi che si materializzano ora nella disarmante inadeguatezza della classe politica, ora nell'assurdità dei nostri comportamenti, fisime e tic quotidiani, nell'illusione di potersi chiamare fuori, ma con l'insinuante sospetto di non rappresentare tuttavia un'eccezione.
Di ritorno dall'Argentina dove ha vissuto per alcuni mesi per motivi di studio, Francesca Tessaro ci offre uno spaccato della realtà sociale di quel paese in cui da sempre interessi economici e politici di multinazionali e di potenti ne hanno deciso il destino. L'articolo descrive le lotte in nome dei principi della salute del lavoro, portate avanti dalla popolazione civile contro questi colossi appoggiati dal potere politico e giudiziale.
Sul tema dei diritti dell'uomo, della giustizia penale, dell'opinione pubblica e dell'impegno dei cittadini nei confronti dell'Europa che si sta formando, Perimmagine ospita un articolo di Pierre Tournier, presidente dell'Associazione Francese di Criminologia e membro del collettivo "Ottobre 2001", nato per discutere sulle problematiche della pena e del carcere. Giulia Calligaro, sullo stimolo della propria pregnante situazione esistenziale, crea un racconto dal ritmo incalzante e, nello stesso tempo, dalla precisa descrizione psicologica e ambientale, dal titolo Delirio d'amore e disamore. A conclusione del racconto Giulia dichiara: "A me è venuto da scrivere una cosa così, una guerra dentro".
Alcune considerazioni, che portano il titolo De bello, sono proposte da Andrea Bruciati e ricavate da una decina di esposizioni che, con diversificati termini espressivi, simbolici e teorici affrontano il problema dei conflitti, intrapresi nel mondo contemporaneo con la potenza delle armi e dei mezzi visivi.
Con riferimenti ad importanti opere ed autori dell'arte moderna e contemporanea, Carlo Vidoni ci dice problematicamente il proprio pensiero sull'espressione artistica dinnanzi agli sconvolgimenti bellici e sociali, individuando una sottile linea rossa che attraversa il mondo dell'arte della storia e della vita, ma rapportandola alla generale e singolare cultura, sensibilità e predilezione dell'uomo di oggi.
Paolo Comuzzi propone una riflessione critica sulla unicità del punto di vista, considerando il contributo delle avanguardie artistiche del Novecento, che hanno scardinato tale unicità in favore della molteplicità dello sguardo. Portando, in tal modo, un originale contributo pluralista nelle esperienze umane.
La riflessione di Stefano Iotti si concentra sui principi pacifisti di molte filosofie e religioni, che sono inconciliabili coi principi di utilità politica. “Ecco che la guerra, così come ogni forma di violenza, è vissuta da un pacifista prima di tutto come una lacerazione, una offesa alla vita e a se stessi, a prescindere dalle motivazioni storiche o politiche che l'hanno causata.” Con il testo intitolato Ares Luca Missero ha voluto puntare uno sguardo ironico verso coloro che promuovono guerre e dittature. Lo ha fatto attraverso l'analisi mitologica del dio della guerra. L'uso dell'ironia risulta utile per alleggerire il pensiero e consentire uno sguardo efficace.
Perimmagine si chiude, in ultima di copertina, con una preoccupata domanda: quale atteggiamento ha tenuto il mondo dell'arte, quale sensibilità ha dimostrato in questi anni di guerre, massacri, miserie e ingiustizie?
La qualità delle immagini, caratteristica decennale della rivista, anche in questo numero contribuisce al ritmo e al contenuto dei testi dispiegati in 32 pagine.

  perimmagine, estate  2003
perimmagine, estate 2003

La pagina 31 del periodico
La pagina 31 del periodico
 
 

È stato pubblicamente presentato il numero "inverno 2002/2003" di perimmagine. Si tratta di un'edizione speciale, di 48 pagine e con nuovi collaboratori, realizzata per i 15 anni di effettiva presenza del periodico nella realtà culturale italiana.
Per questi tempi difficili la copertina presenta l'immagine di una civetta, richiamo di morte (nella tradizione popolare) ma anche simbolo dell'intelligenza (nella mitologia). Il grande filosofo Hegel riferendosi all'andamento della storia diceva: "La civetta, uccello di Minerva, prende il suo volo al crepuscolo". Auguriamoci quindi che siano di corta durata i tempi ignobili che stiamo vivendo, che sia prossimo il crepuscolo di guerrafondai e cialtroni, che intelligenza, ragione, mente e cuore possano guidare la vita.
La breve riflessione critica sopra una "stanza" di Montanelli, un argomentato giudizio su Giulio Andreotti e precise critiche alla politica vaticana, aprono le pagine redazionali a cura di Riccardo Toffoletti, unitamente alle metafore e agli aforismi di Lucio Bernardis sull'andazzo della politica e del costume.
Francesca Tessaro ci propone recenti analisi e dibattiti sulla pena di morte e l'ergastolo. Mentre Giulia Calligaro, sulla base della propria esperienza di insegnante, ci indica il prezzo che pagano i figli dell'immigrazione, inseriti in un contesto scolastico e sociale incapace di recepire le diverse sensibilità che abitano il mondo.
Paolo Parmeggiani ci fa riflettere sui mezzi visivi della comunicazione, sulla loro capacità di mentire, dalla fotografia al cinema alla televisione. E Moreno Miorelli disquisisce sulle icone e ne scopre il velame secolare. Francesco Nonino con le immagini e Stefano Iotti con i versi, nel raccontare una visita al cimitero di Campegine, dove sono sepolti i sette fratelli Cervi, ci portano dentro un clima poetico e laico.
Per la prima volta perimmagine ospita un racconto. Protagonista di questa scelta è Luca Missero che, su alcuni riferimenti autobiografici, narra i giorni e le notti del protagonista con pregnanza e tensione esistenziale.
Andrea Bruciati si chiede se l'anno 2002 abbia rappresentato l'inizio della "riscoperta di un genere: la pittura e la figurazione. E Luca Rubaltelli ci parla del Wabi-Sabi, antica dottrina estetica giapponese, che sta permeando le ultime tendenze del mondo occidentale.
Acuta e per molti aspetti critica è la breve introduzione alla poesie in Friuli di Alberto Garlini, che termina con emblematici versi di Mario Benedetti.
Cinque intere pagine sono dedicate ad altrettanti poeti sloveni contemporanei, scelti e tradotti da Julca Milic, che sono: Vinko Möderndorfer, Brane Mozetic, Josip Osti, Iztoc Osojnik e Anica Perpar. L'ultima pagina è dedicata ad un libro d'artista, realizzato dalla Stamperia d'Arte Albicocco, che presenta opere di Luca Pignatelli e poesie di Alda Merini.
Le pagine del periodico sono ritmate da numerose immagini (fotografie e disegni) realizzate, tra gli altri, da Paolo Comuzzi, Riccardo Toffoletti e Carlo Vidoni.

  perimmagine, inverno 2002/2003
perimmagine, inverno 2002/2003

Carlo Vidoni, Il boia, materiali vari, 1999
Carlo Vidoni, Il boia, materiali vari, 1999
 

Durante una serata di cultura negli spazi del Circolo Pabitele di Udine, tenutasi il 5 gennaio 2002, esattamente a sessant'anni dalla scomparsa di Tina Modotti, il Comitato che porta il suo nome ha presentato due numeri speciali del periodico d'informazione culturale Perimmagine.
Il primo, dedicato a problemi politici contemporanei e denominato "Not in my name", fa riflettere sulla guerra in Afganistan già con l'immagine drammatica in copertina il volto stravolto di un prigioniero. Il testo d'apertura, una lettera al Presidente della Repubblica, chiede conto di quale senso dello stato e di quale sentimento nazionale contengano la vita, la figura e l'attività politica di Silvio Berlusconi, di alcuni ministri e di gran parte delle forze politiche governative. Non mancano le riflessioni sulla politica vaticana e su papa Wojtyla, accompagnate da una celebre poesia di Garcia Lorca.
Le pagine che seguono, ritmate da significative immagini, ripropongono il pensiero di prestigiosi scrittori, politici, intellettuali (da José Saramago a Fidel Castro a Susan Sontag) dopo la tragedia del 11 settembre.
Si prosegue con altre tematiche sul controllo dell'informazione durante il ventennio mussoliniano, su Noam Chomsky e la manipolazione del consenso, sulle condizioni indegne in cui vivono gli immigrati nelle carceri italiane, sulle contraddittorie posizioni della Sinistra storica nei confronti dei movimenti artistici d'avanguardia.
Il secondo numero di Perimmagine si presenta con la copertina bianca, come ad indicare la libertà dei segni e delle parole in esso contenute i componimenti di sette poeti contemporanei sono accompagnati dalle figurazioni di altrettanti artisti
Avviene dunque che le cose si svelano e si incontrano attraverso la parola poetica di Antonella Anedda, Mario Benedetti, Stefano Dal Bianco, Claudio Damiani, Umberto Fiori, Alberto Garlini e Gian Mario Villalta. E avviene l'accostamento, non per illustrazione ma per ideazione, con l'opera di quattro fotografi (Eva Bonato, Giovanni Chiaramonte, Francesco Nonino, Riccardo Toffoletti) di un pittore (Aulo), di un grafico (Furio Colman) e di un ideatore plastico (Paolo Bazzocchi).
Come Tina Modotti ha percorso la sua esistenza, accompagnando costantemente la passione per l'arte con l'impegno politico, così anche i due numeri della rivista a lei dedicata ne rispecchiano lo spirito e l'impegno nella nostra contemporaneità.

  perimmagine, inverno 2001/2002
perimmagine, inverno 2000/2001

Fotografia di Riccardo Toffoletti per la parola poetica di Antonella Anedda
"Fotografia di Riccardo Toffoletti per la parola poetica di Antonella Anedda"

Fotografia di Eva Bonato per Alberto Garlini
"Fotografia di Eva Bonato per Alberto Garlini"
 

L'idea e l'esigenza di Perimmagine sono nate vent'anni fa (il primo numero porta la data del dicembre 1980) per cui, nonostante un'interruzione negli anni Ottanta, oggi possiamo serenamente festeggiare. Le nostre convinzioni culturali, basate su attenzione alla contemporaneità e intenti progressivi, sono sostenute dal fatto che il periodico da molti anni cresce...
Con queste parole in copertina, sotto un disegno di Ferruccio Montanari, si apre l'edizione di Perimmagine 'Inverno 2000/2001", una periodico 'fuori dal coro' della cultura ufficiale. Sono molte le tematiche in questo numero corposo e ritmato da immagini significative.

Carlo Patrone, partendo da un documento della Conferenza Episcopale Italiana che lo scorso ottobre si era pronunciata sulla medicina tradizionale e alternativa, coglie l'occasione per rispondere alla posizione della Chiesa cattolica e, nello stesso tempo, per chiarire i principi su cui si basa l'omeopatia e l'agopuntura.
La concezione dominante nella nostra cultura oppone il rapporto omosessuale a quello eterosessuale, facendolo rientrare nell'ambito dell'opposizione più generale minoranza/maggioranza, opposizione che riconduce con facilità alla definizione restrittiva della "normalità" e dunque a quegli aspetti dell'intolleranza, avversione, disprezzo, condanna, e punizione, che hanno determinato i momenti più tragici e negativi del nostro passato: quali meccanismi e centri di potere temono il superamento di tale opposizione? Questa è la problematica che Mirta Cok affronta nell'articolo Paura dell'omosessualità.
Lo spunto per l'articolo di Mario Bernoni Da geni ad angeli, é dato da una riproduzione della Danza de' genii di Francesco Albani, conservato a Palazzo Pitti. Lungo il percorso per l'identificazione di un dipinto e del suo autore, avviene l'incontro con bambini alati, vecchi di 2500 anni, ora amorini, altre volte angeli che, con aria smaliziata e poche vesti, accompagnano divinità pagane, di preferenza Venere, ma che non cambiano umore in presenza dell'arcangelo Gabriele e della Madonna, impegnati in un dialogo decisivo come quello dell'Annunciazione.
Con Illustrare Petrarca, Alessandro Giacomello e Francesca Nodari anticipano i primi risultati di una ricerca in corso, nella regione Friuli Venezia Giulia, che verrà sviluppata in un volume di prossima pubblicazione a cura del Centro Regionale di Catalogazione e Restauro del Beni Culturali di Villa Manin e della Biblioteca Civica Attilio Orti di Trieste. L'articolo infatti descrive un gruppo inedito di più di un centinaio di disegni preparatori per le incisioni, utilizzate per illustrare le Rime del Petrarca, stampate a Venezia da Antonio Zatta nel 1756. Si tratta di un raro caso di interpretazione figurativa del Canzoniere petrarchesco e di una delle più riuscite realizzazioni dell'illustrazione libraria veneziana del Settecento.
Il testo critico di Luca Rubaltelli affronta il "disagio fra creazione e produzione".Tramontato, all'indomani della rivoluzione industriale, il sentimento di sacralità del lavoro inteso come l'episodio più alto della responsabilità del fare, svanito l'orgoglio del mestiere come vittoria sul caos, l'oggetto prodotto diventa improvvisamente ben poca cosa e, non più opera d'artista, s'avvia a divenire la nuova icona dei tempi moderni. L'immagine artistica, degradata dal pubblico alla dimensione del consumo, pezzo unico omologato nel campo dello spirituale e dell'estetico, contrapposta all'oggetto in serie, omologato nel campo della funzionalità e dell'utile, media dal prodotto commerciale la cifra di un carattere o marchio che la renda immediatamente riconoscibile. L'arte diviene così specchio drammatico di disarmonia e disagio, d'istanze spiritualistiche e d'autocoscienza creativa e l'artista appare, nell'Ottocento inoltrato, il rappresentante di una cultura debole, scissa dalla compagine sociale.
L'articolo di Andrea Bruciati cerca di puntualizzare cosa si cela al di là del facile impiego di un unico colore sulla tela: la riflessione che suffraga superfici apparentemente semplici come quelle realizzate in monocromo Blu e bianco nella fattispecie, cromie indagate attraverso le opere di Yves Klein e Piero Manzoni, due artisti che, occorre ricordarlo, scandalizzarono il pubblico alla fine degli anni Cinquanta con atti performatici e l'andare 'contro corrente'. Proprio la loro produzione su tela, che presuppone una 'tabula rasa' del codice pittorico, è reinterpretata in base all'analisi compiuta sugli scritti e sulle riflessioni degli artisti medesimi. Entrambi, e lo scritto focalizza i primi due anni (1957-58), sono letti secondo un'ottica che li vede antesignani di tutti quei concettualismi e di quelle sperimentazioni non figurative degli anni a venire.
Perimmagine dedica inoltre uno spazio a tre grandi autori della poesia contemporanea, Giorgio Caproni, Thomas Bernhard e Gianni D'elia, i cui versi sono commentati visivamente con immagini realizzate da Furio Colman, Riccardo De Marchi e Riccardo Toffoletti.
L'ultima pagina di copertina presenta i criteri su cui si basa il periodico: una visione libera e laica della cultura, la convinzione che "la passione per l'arte, la poesia, la filosofia, la storia, i valori estetici,.. debba essere coniugata con l'impegno civile".
Perimmagine viene distribuita per via postale, in tutte le regioni italiane, a coloro che sono interessati agli intenti espressivi e alle problematiche che affronta.
Viene collocata solamente in alcuni spazi della città di Udine: Librerie Friuli, Tarantola, Il Compralibro, Cooperativa Universitaria; Galleria Plurima, Edicola di Riva Bartolini.
Redazione: via Mazzini 9, Udine; tel.0432.509823, fax. 0432.292448.
Mandi
RT

  perimmagine, inverno 2000/2001
perimmagine, inverno 2000/2001
 

Il numero "Autunno 2000" si apre con un testo di Riccardo Toffoletti, che riflette sulle mostre fotografiche realizzate recentemente in Friuli e sottolinea alcune ambiguità e storture della fotografia di reportage contemporanea.
Toffoletti ha poi curato la presentazione del prestigioso fotografo italo-venezuelano Paolo Gasparini, a cui sono dedicate ben 12 pagine e la cui professionalità viene dimostrata con molte immagini, accostate da un testo critico di Juan Antonio Molina, da citazioni di altri studiosi e dalle riflessioni dello stesso Gasparini.
Parafrasando Pasolini, nell'articolo American Beauty poesia in forma di rosa di Andrea Bruciati, si parla del film omonimo e della realtà, quale dimensione falsa ed artificiale, creata dall'adulto occidentale a suo uso e consumo.
Procedendo secondo un approccio che passa alternativamente fra immagine e contenuto, si fa riferimento al valore della quotidianità, quale momento fondativo della ricerca e come punto imprenscindibile della speculazione estetica contemporanea. Il film funge da riferimento per una nuova metodologia del vedere, colta attraverso uno sguardo poetico e insieme visionario, che abbraccia, in vari raffronti, i diversi media.
Luca Rubaltelli, nel suo scritto, istituisce un parallelo tra l'esperienza artistica di Pierre Puvis de Chavennes (che si aggrappa a un purismo classicistico a volte raggelante) e quella di Georges Seurat, Puvis modernisant, che, prototipo dell'artista contemporaneo e del suo dramma, individua nel metodo scientifico, applicato all'arte, la propria "tavola di salvezza", espediente psicologico, salvaguardia dalla dispersione e dalla paralisi creativa, catalizzatore di attività ma anche involontario freno alla spontaneità a all'invenzione.
L'articolo di Mario Bernoni, Pecunia nervus belli - il denaro come asse portante della guerra - prende le mosse dalla coniazione dei metalli preziosi, originata in età antica dalla necessità di sopperire alle spese militari, per giungere all'indebitamento degli Stati moderni per ottenere lo stesso risultato.
Viene infine proposta una serie di aforismi di Lucio Bernardis che, all'interno del periodico, si è ritagliato un suo piccolo spazio da dove, a volte con ironia, altre con acrimonia, ma sempre cercando di restare distaccato, sbeffeggia il modo di vivere contemporaneo a cui nemmeno lui, nonostante i suoi atteggiamenti da snob, pare riuscire a sottrarsi.

  perimmagine, autunno 2000
perimmagine, autunno 2000
 

perimmagine è un periodico, ideato e stampato a Udine, che in sintesi è presente su Internet nel sito www.comitatotinamodotti.it e che, a mezzo posta, viene inviato in tutte le regioni italiane (in parte anche all'estero) utilizzando un mailing che viene continuamente arricchito e che rappresenta un canale di cultura pluralista.
Il numero "Primavera 2000" riporta in copertina un grande uovo nero: allusione grafica alla situazione politica nazionale, come si evince dall'editoriale.
Otto pagine sono dedicate allo storico e scrittore sloveno Vlado Habjan il quale, appositamente per questo periodico, ha scritto una sintesi della sua recente pubblicazione su Le pietre miliari della storia slovena. Si tratta di un volume alquanto documentato e portatore di una lettura nuova in cui, tra l'altro, si riscontrano collegamenti e parallelismi fra numerosi eventi del Friuli e la storia della Slovenia.
Mario Bernoni, nell'articolo Guerra d'Oriente, affronta il tema del conflitto di Crimea (1853-1856). All'inizio viene proposto un inquadramento storico, mentre nella seconda parte ci si addentra nell'informazione letteraria, giornalistica e filmica dell'avvenimento. Il tutto è illustrato da immagini coeve: foto di Roger Fenton, primo reporter di guerra nella storia della fotografia, litografie e dipinti inediti.
Mirta Cok ci fa pensare, con dati e riflessioni, sulle difficoltà in cui vivono nella nostra regione gli ammalati di tubercolosi, un' antica malattia tutt'altro che debellata.
Luca Rubaltelli, per una corretta osservazione dell'Arte entro la sua continua evoluzione, indica gli stadi di conoscenza che hanno origine nell'atto del guardare e ci conducono nel saper vedere.
Andrea Bruciati propone un dialogo tra i due maggiori artisti tedeschi viventi, Anselm Kiefer e Gerhard Richter, rileggendoli secondo una prospettiva filosofica che ne mette in luce affinità e divergenze: Nietzsche è punto di origine e confronto da cui parte l'analisi.
Il periodico si chiude con una singolare immagine, realizzata da Riccardo Toffoletti a commento visivo dei versi sul Gineceo, composti nella prima metà de Novecento da Mehmet Gayuk, poeta turco quasi sconosciuto, solo recentemente tradotto da Guido Ceronetti.

  perimmagine, primavera 2000
perimmagine, primavera 2000
 

Il numero di perimmagine, datato Inverno 1999/2000, propone emblematicamente la copertina con "il tamburo di latta" in Vaticano e l'editoriale si incarica di spiegarne il senso.
La visione pluralista del periodico si esprime nelle tredici pagine dedicate alle interviste che Riccardo Toffoletti e Andrea Bruciati hanno realizzato a due personalità della cultura, entrambe friulani, ma difficilmente paragonabili o accostabili: sono li artisti Giuseppe Zigaina e Luciano Fabro.
Andrea Bruciati propone quindi "una riflessione sul domani", ricavata da uno stimolante accostamento del film di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello spazio con e il viaggio espressivo della fascinosa artista Mariko Mori.
Tra le figure dell'arte e il clima di fine Ottocento, Luca Rubaltelli individua, nell'opera del pittore Gustave Moreau, la vitalità e il ribaltamento della tradizione.
Proseguendo l'indagine storica attraverso le monete Mario Bernoni, nell'articolo "La più bella del reame", passa in rassegna sette secoli di ritratti femminili delle monarchie ellenistiche e dell’impero romano.
Mirta Cok riflette sul problema della prostituzione, tenendo conto dei nuovi ruoli della donna, dell’immigrazione e dei mutamenti della morale sessuale.
Marco Puppini racconta il suo incontro con Vincenzo Tonelli, tenace emigrante friulano, che ha condotto la sua esistenza nella militanza internazionalista "fra Tagliamento ed Ebro".
L'ultima pagina è dedicata a Rafael Alberti, recentemente scomparso, con la pubblicazione dei celebri versi che il poeta spagnolo scrisse in omaggio a Tina Modotti.
Il periodico contiene in allegato due documenti: l'elencazione delle principali iniziative realizzate dal Comitato Tina Modotti nell'ultimo decennio del Novecento e le richieste, avanzate all'Amministrazione Comunale di Udine, per la costruzione di un Fondo Tina Modotti nel Museo della Fotografia e l'acquisizione della casa natale di Tina, per destinarla ad attività culturale.

  perimmagine, inverno 1999/2000
perimmagine, inverno 1999/2000
 

Nell'estate del 1999 sono stati distribuiti due numeri di perimmagine.
Il primo presenta articoli su temi storici e su aspetti della religione in Slovenia e in Ucraina, su problemi d'arte e di iconologia, su fotografia e attualità politica: testi di Lucio Bernardis, Mario Bernoni, Mirta Cok, Raphael Kaeser, Luca Rubaltelli, Loretta Secchi; disegni di Ugo Pierri e foto di Riccardo Toffoletti.
Un numero speciale viene dedicato alla 48a Biennale. Per l'Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia, perimmagine si presenta con 48 pagine corredate da oltre 50 immagini. Il gruppo di lavoro è composto da: Andrea Bruciati (testo storico sulle Biennali degli ultimi cinquant'anni e lettura critica di diversi artisti), Luca Rubaltelli (testo critico e analisi di tendenze ed autori) Loretta Secchi (riflessione su "arte e sinestesia" applicata agli artisti del padiglione belga e americano), Riccardo Toffoletti (per le fotografie), Furio Colman (per la risoluzione grafica).

  perimmagine, estate 1999
perimmagine, estate 1999

perimmagine, Biennale 1999
perimmagine, biennale 1999
 

È un quadrimestrale che viene collocato in minima quantità e in pochissimi spazi nella città di Udine, dove il periodico è nato. Esso pertanto viene diffuso esclusivamente per via postale e può essere recapitato, senza impegno alcuno, a coloro che sono interessati alle nostre problematiche e ne facciano richiesta utilizzando i canali sotto elencati. Siamo presenti su Internet ma, per rimanere reali, non ci presentiamo come rivista on line.
Il mailing di perimmagine, continuamente accresciuto e aggiornato, si va trasformando in un canale di opinione e cultura pluralista. Il gruppo redazionale si è dato precisi ed autonomi criteri di lavoro: attenzione per la contemporaneità, rifiuto dei culti, dei miti e dei feticci; cultura coniugata con l'impegno civile e politico senza appartenere a precise forze partitiche.
"Siamo nati in provincia, ma evitiamo l'ombra dei campanili e non ascoltiamo le grida dei beoti".
Il primo numero di quest'anno, datato primavera 1999, si presenta in forma monografica, dedicato all'importanea e ai valori della coscienza laica, in contrapposizione all'invadenza dell'ideologia cattolica nel tessuto sociale.

  perimmagine, primavera 1999
perimmagine, estate 1999

 

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9 via Mazzini 33100 Udine, Italia
tel. 0432.509823
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