Tina Modotti, vita e fotografia - Comitato Tina Modotti - Perimmagine
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Tina Modotti, Donne Messico libertà

Dopo il successo al Mudec Photo di Milano, dall'8 aprile al 9 ottobre 2022, Palazzo Ducale di Genova ospita la mostra "Tina Modotti. Donne, Messico e Libertà", promossa da Fondazione Palazzo Ducale, Regione Liguria, Comune di Genova, prodotta da 24 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE, a cura di Biba Giacchetti, in collaborazione con Sudest57 e realizzata grazie al fondamentale contributo scientifico del Comitato Tina Modotti.
Documento scaricabile in formato PDF.
 
 


Il Poligrafico dello Stato ha emesso un francobollo su Tina Modotti per l'80º anniversario della scomparsa, riconoscendo la sua opera "Patrimonio artistico culturale italiano".
Poste Italiane ha pubblicato il folder per la filatelia che contiene il francobollo e alcune immagini di cui un'inedita di Edward Weston che la ritrae in primo piano e posta in copertina.
Il Comitato Tina Modotti ha contribuito fornendo il materiale per questo progetto.
 
Tina Modotti inedito
 
 


Venerdì 4 febbriaio, alle ore 20,00, in occasione dell'ottantesimo anniversario della morte di Tina Modotti (5 gennaio 1942), grande artista friulana e "cittadina del mondo", si svolgerà a Tolmezzo, presso il teatro Candoni, lo spettacolo dell'attrice Paola Bacchetti Perché non muore il fuoco.
Sulla base viva delle lettere, degli scritti di Tina Modotti e delle testimonianze sulla sua vita, la rappresentazione teatrale rievoca il senso più profondo della sua arte fotografica, della sua straordinaria figura femminile e del suo impegno per una "nuova umanità". La manifestazione è stata promossa dal Comitato Tina Modotti con il patrocinio del Comune di Tolmezzo".

Tina Modotti, perché non muore il fuoco

 
 


In concomitanza alla mostra "TINA MODOTTI - L'UMANO FERVORE" Claudio Natoli e Silvia Camporesi ricordano l'ottantesimo anniversario della morte. 5 gennaio, ore 17:00, Palazzo Rasponi, 2 - Ravenna.
 
 


Lo scorso 7 ottobre si è spento a Firenze Enzo Collotti, insigne storico dell'Europa del '900 e membro del Comitato Tina Modotti. La sua collaborazione con il nostro Comitato risale agli anni '70 del secolo scorso, quando egli prestò la sua collaborazione scientifica alla mostra Il Movimento di Liberazione nel Friuli, allestita da Riccardo Toffoletti a Udine, nel trentesimo anniversario della Liberazione. In seguito Collotti partecipò a numerosi incontri di carattere culturale organizzati da Toffoletti e presiedette alla progettazione scientifica del convegno internazionale Tina Modotti. Una vita nella storia, organizzato da Riccardo Toffoletti e svoltosi all'Università di Udine nel 1993, in cui fu anche relatore. Nel 2010 fu conferito a Collotti il Sigillo della città da parte dell'Amministrazione Comunale di Udine, per il suo impegno civile e i suoi studi sul confine orientale e sul Litorale adriatico. In seguito, nel 2015, Collotti è stato tra gli ideatori e i curatori del catalogo della grande mostra Tina.Modotti. La Nuova Rosa, allestita a Udine nel 2015-16, per la quale mise a disposizione anche preziosi materiali originali tratti dalla sua sterminata biblioteca. Fu anche relatore al convegno internazionale Tina Modotti nella storia del Novecento, svoltosi in concomitanza della medesima mostra. Nell'arco di un cinquantennio Collotti, con la disponibilità e la generosità che erano connaturate alla sua persona, è stato un sopporto essenziale per l'attività culturale e civile del Comitato Tina Modotti e per innumerevoli questioni di carattere filologico, storico e storiografico. Con lui scompare uno degli ultimi grandi Maestri della storiografia italiana e internazionale e un punto di riferimento essenziale non solo dal punto vista scientifico, ma anche da quello delle sue indimenticabili qualità umane.



Non mi è qui possibile ripercorrere l'inestimabile contributo di Enzo alla nascita, allo sviluppo e all'arricchimento degli studi sulla storia del '900. Mi limiterò solo ad accennare alle sue ricerche su Weimar, sulla Germania nazista e sulle due Germanie dal 1945 alla caduta del Muro di Berlino; a quelle sulla Seconda guerra mondiale, sul Nuovo Ordine Europeo e sulle sue diverse articolazioni territoriali (dall'occupazione della Polonia al Litorale Adriatico, alla Risiera di San Sabba, su cui Enzo testimoniò in un memorabile processo); alla storia dell'antifascismo e della Resistenza in Italia e in Europa; al fascismo internazionale e a quello italiano; alla persecuzione degli ebrei e alla Shoah; al movimento operaio europeo tra le due guerre e alla Vienna Rossa; al PCI e all'Italia repubblicana. Al tempo stesso è d'obbligo ricordare di Enzo l'infaticabile e straordinaria opera di organizzatore di cultura, di coordinatore di ricerche profondamente innovatrici, di promotore di innumerevoli convegni e incontri scientifici in Italia e in Europa, di redattore e direttore di riviste, di lettore, di recensore e di protagonista nella circolazione delle idee e nella sprovincializzazione della storiografia contemporaneistica italiana, insieme al suo impegno pluridecennale nell'Istituto per la storia del Movimento di liberazione in Italia e nell'azione scientifica e civile della Fondazione Basso. L'elencazione dovrebbe essere molto più lunga, ma, anche se lo fosse, non sarebbe comunque esaustiva di quello che Enzo ha rappresentato per la comunità degli studiosi e per tutti noi.
E infatti Enzo aveva una rara capacità di coniugare rigore scientifico e impegno civile e una vera vocazione per la “battaglia delle idee” e per la trasmissione della conoscenza storica al di là di una cerchia ristretta di studiosi, di cui sono testimonianza la sua assidua collaborazione e i suoi interventi su quotidiani come Il Manifesto, tanto più preziosi nel momento in cui le sfera pubblica, i giornali di opinione, i rotocalchi e i talk show televisivi erano inondati dagli slogan e dagli stereotipi del cosiddetto “revisionismo storico”, in un pervicace tentativo di diffamare l'antifascismo e la Resistenza e di neutralizzare e cancellare la memoria critica del fascismo, e per questa via delegittimare la Costituzione repubblicana.
Ma non meno importante, e molti potrebbero testimoniarlo, è stata l'autentica passione dedicata da Enzo all'insegnamento universitario, la sua capacità di fare partecipi generazioni di studenti della sua cultura e del suo immenso patrimonio di conoscenze, in un costante intreccio tra didattica e ricerca, la sua scrupolosa attenzione verso la preparazione delle tesi di laurea e la formazione dei suoi allievi e dei suoi collaboratori, ma anche la sua particolare sensibilità al confronto e all'aggiornamento continuo degli insegnanti della scuole, a cui ha dedicato, incurante anche dell'avanzare dell'età, incontri indimenticabili. Questo perché Enzo era una persona che proprio non usava risparmiarsi. Al di là della sua patina di riservatezza, che era però un tratto di famiglia (era molto riluttante a parlare di sé o che si parlasse di lui) egli era una persona estremamente disponibile e generosa. Credo sia impossibile calcolare quante volte e quanti di noi abbiano ricorso a lui per un giudizio su un libro, per un'indicazione bibliografica, per sottoporgli le stesure provvisorie dei nostri lavori, per discutere dei nostri progetti di ricerca o coinvolgerlo nei nostri seminari universitari. Da questo punto di vista Enzo è stato nel senso più profondo del termine un grande e ineguagliabile Maestro per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di lavorare con lui.
Se posso qui ricorrere a una testimonianza personale, ricorderò il contributo essenziale di Enzo alla progettazione e alla realizzazione della Giornata della memoria a Cagliari, un work in progress durato più di quindici anni di cui conservava gelosamente le locandine nella casa piena di carte e di libri di Firenze, e insieme l'impronta profonda che lì ha lasciato in migliaia di studenti, colleghi e insegnanti delle scuole. Oppure i giorni che passammo insieme a Firenze a ricercare nella sua sterminata biblioteca gli opuscoli altrimenti introvabili e le immagini di contesto storico della grande mostra su Tina Modotti che allestimmo a Udine nel 2015. E infine l'episodio emotivamente più coinvolgente, e cioè il lavoro che facemmo per la pubblicazione delle Lettere dal carcere di Aldo Natoli, in cui scrisse una bellissima testimonianza proiettandosi indietro al tempo in cui era ancora bambino. Si trattava di un evento eccezionale, perché accanto alle lettere di Aldo si era conservato integro l'intero carteggio con i familiari, e quindi vi era la possibilità di ricostruire giorno per giorno l'impatto sulla loro vita (anche attraverso le letterine e i disegni di Enzo) del carcere fascista. Confesso che Enzo non era all'inizio favorevole che il volume assumesse la forma di una “storia corale” di una famiglia antifascista. Forse temeva che l'empatia facesse velo al rigore scientifico, oppure che in qualche modo potesse essere attenuato il massaggio etico-politico delle lettere di Aldo. Tra le molte doti di Enzo vi era, tuttavia, la capacità di ascolto e il rispetto per i suoi interlocutori, di convincere, ma anche di lasciarsi convincere, e soprattutto quella di esplorare strade di ricerca non ancora percorse. Ed è questo uno dei non ultimi insegnamenti che ha lasciato a me e a molti altri e di cui gli rimarrò sempre infinitamente grato.

Claudio Natoli

 
 

Il Comitato Tina Modotti (1973-1921)
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Riccardo Toffoletti fotografoe
Riccardo Toffoletti fotografo
 
Riccardo Toffoletti fotografoe
Riccardo Toffoletti fotografo
 
 

Tina. Arte e libertà fra Europa e Americhe
Inaugurazione mostra, Sabato 18 Maggio ore 17.30
Palazzo Frisacco, via Renato Del Din, 7 - Tolmezzo
 
Tina. Arte e libertà fra Europa e Americhe
Tina. Arte e libertà fra Europa e Americhe
 
 

La guerra civile spagnola

 
 

Mostra su Riccardo Toffoletti

 
 

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